bambino non vuole leggere libri

Il mio bambino odia i libri: è normale? Cosa dice davvero la pedagogia

Tiri fuori un libro, ti siedi, apri la prima pagina. E lui si alza, scappa, ti strappa il libro di mano per chiuderlo, o semplicemente ti ignora del tutto. Se ti sei mai chiesta “possibile che mio figlio odi leggere?”, prima di tutto respira: non significa quello che pensi.

Un bambino di un anno non “odia” i libri

A questa età, un bambino non ha ancora la capacità di formarsi un giudizio stabile su un’attività astratta come “la lettura”. Quello che sta rifiutando, quasi sempre, non è il libro in sé, ma il momento: magari è troppo stanco, o troppo agitato per stare fermo, o semplicemente più interessato in quell’istante a esplorare con il corpo piuttosto che con gli occhi. È una differenza enorme rispetto a “non gli piace leggere”, ed è una distinzione che vale la pena tenersi stretta, perché cambia completamente il modo in cui affronti la situazione.

Cosa dice davvero la pedagogia

Nei primi due anni di vita, il movimento è spesso la priorità assoluta: correre, arrampicarsi, toccare, manipolare. Restare seduti e concentrati su una pagina richiede un controllo del corpo e dell’attenzione che si sviluppa gradualmente, non tutto insieme. Alcuni bambini lo raggiungono prima, altri dopo: non è un indicatore di quanto ameranno leggere da grandi. La pedagogia insegna proprio questo: il rifiuto momentaneo di un’attività, a questa età, va quasi sempre letto come un segnale del momento, non come un giudizio definitivo sull’attività stessa.

Non hai un bambino che non ama i libri. Hai un bambino che, in questo momento, ha altro da fare. È diverso, ed è temporaneo.

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Cosa puoi fare, senza forzare

La cosa più efficace, paradossalmente, è togliere pressione al momento: niente insistenza, niente “dai, guardiamo insieme il libro” ripetuto tre volte. Prova a lasciare i libri semplicemente a disposizione, alla sua altezza, senza proporli attivamente, e osserva se li sfoglia da solo nei momenti di gioco libero. Prova anche a scegliere l’orario giusto: subito dopo un pasto o durante un momento di forte energia difficilmente funzionerà quanto un momento più calmo, come prima della nanna. E se anche in quel momento scappa, va bene lo stesso: un genitore che non trasforma la lettura in un campo di battaglia sta facendo esattamente la cosa giusta, anche quando sembra che non stia succedendo nulla.

Con il tempo, quasi sempre, quel momento di resistenza si trasforma da solo in curiosità. E quando succede, sarà ancora più bello proprio perché non è stato forzato.