leggere libri bambini 1 anno

La differenza (enorme) tra guardare un libro e “leggerlo” insieme a un bambino di 1 anno

Una mamma è seduta sul divano, libro in mano, e legge ogni parola con la cura di chi sta facendo lezione: attenta a non saltare nulla, a pronunciare bene, a finire la frase prima di voltare pagina. Il bambino, però, ha già smesso di ascoltare da un pezzo: sta indicando un dettaglio nell’angolo dell’illustrazione, lontanissimo dal punto della storia in cui si trova lei. È una scena comunissima, e nasconde un equivoco molto diffuso su cosa significhi davvero “leggere” a un bambino di un anno.

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Il testo non è il punto, a questa età

A un anno, un bambino non sta seguendo la trama: sta esplorando. Il testo scritto sulla pagina, per lui, è quasi invisibile; quello che conta davvero sono le immagini, i dettagli, i colori, e soprattutto quello che tu fai con la tua voce e con il tuo dito mentre gliele mostri. “Leggere bene” nel senso in cui lo intendiamo da adulti, seguendo il testo dall’inizio alla fine senza saltare nulla, è un obiettivo che a questa età semplicemente non serve, e che anzi rischia di allontanare il bambino dal libro invece di avvicinarlo.

Guardare insieme è già leggere

La vera “lettura condivisa” a questa età assomiglia più a una conversazione che a una recitazione: si segue lo sguardo del bambino, si nomina quello che lui indica, si torna indietro di due pagine se è lì che vuole restare, si inventa qualche parola in più su un dettaglio che al libro non interessava ma a lui sì. Questo tipo di scambio, in cui è il bambino a guidare l’attenzione e l’adulto a seguirla e arricchirla, è proprio ciò che gli studiosi indicano come il modo più efficace per costruire vocabolario e attenzione condivisa: molto più della lettura fedele parola per parola.

Come farlo, in pratica

Non serve alcuna tecnica particolare: basta lasciare che sia il bambino, e non il testo stampato, a dettare il ritmo. Se si ferma su una pagina, ci si ferma anche noi, e si commenta quello che guarda. Se salta tre pagine per tornare al suo animale preferito, va benissimo tornarci. Se indica un elemento minuscolo nell’angolo, lo si nomina, anche se non ha nulla a che vedere con la storia principale. Con il tempo, e con l’aumentare del vocabolario e dell’attenzione, sarà lui stesso a chiedere sempre più spesso “cosa dice qui?”, ed è lì che la lettura vera e propria, quella fedele al testo, comincerà ad avere davvero senso per lui.

Fino ad allora, ogni volta che ti fermi su un dettaglio che a te sembra irrilevante solo perché è lì che si è fermato lui, non ti stai distraendo dalla lettura: la stai facendo nel modo più giusto possibile per la sua età.