perché i bambini vogliono sempre lo stesso libro

Perché tuo figlio vuole lo stesso libro per la centesima volta (ed è un ottimo segno)

“Ancora questo?” Se l’hai pensato almeno una volta mentre tuo figlio ti porgeva per la ventesima sera di fila lo stesso identico libro, tranquilla: non sei sola, e non stai facendo niente di sbagliato. Da pedagogista, prima ancora che da copywriter, questa è una delle domande che mi sento fare più spesso dai genitori. E la risposta, di solito, li sorprende.

Non è capriccio, è strategia

Per un adulto, rileggere lo stesso libro sera dopo sera sembra una perdita di tempo: la storia la conosciamo già, la sorpresa non c’è più. Ma per un bambino di uno o due anni la ripetizione non è noia, è controllo. In un mondo che gli propone ogni giorno decine di stimoli nuovi e imprevedibili, un libro già noto è uno dei pochi posti in cui sa esattamente cosa succederà dopo. Sa già che a pagina quattro arriva il cane, che a pagina sei si torna a casa, che l’ultima pagina finisce sempre allo stesso modo. Questa prevedibilità non è una limitazione: è terreno solido su cui costruire sicurezza.

La ripetizione è il compito più riuscito che conosca

C’è anche una ragione più cognitiva. Ogni volta che il bambino “prevede” cosa accadrà nella pagina successiva, sta esercitando memoria, attenzione e linguaggio, tutti insieme, con un margine di riuscita altissimo. Non deve indovinare: deve solo ricordare. E ricordare, per un cervello che sta ancora imparando quasi tutto da zero, è una delle esperienze più gratificanti che esistano. È lo stesso motivo per cui i bambini vogliono rifare lo stesso gioco, cantare la stessa canzoncina, ripercorrere lo stesso percorso al parco: la ripetizione è, in un certo senso, l’unico compito che a quell’età riescono a portare a termine con piena sicurezza, ogni volta.

Non è che tuo figlio non ami la novità: è che, prima di cercarla, ha bisogno di sentirsi padrone di qualcosa.

perché i bambini vogliono sempre lo stesso libro

Quando (e se) iniziare a preoccuparsi

Quasi mai, in realtà. La fase del “libro unico” è tipica e passeggera: dura settimane, a volte un paio di mesi, poi lascia spazio da sola a nuove curiosità, spesso senza che il genitore debba fare nulla di particolare per “correggerla”. Se vuoi accompagnare questa fase invece di forzarla, puoi affiancare al libro preferito qualche titolo nuovo senza sostituirlo, lasciando che sia il bambino a scegliere quando è pronto ad ampliare il suo repertorio. Nel frattempo, quella centesima lettura della stessa storia non è tempo perso: è uno dei mattoncini più solidi che stai posando per il suo linguaggio e per la sua sicurezza.

Quindi la prossima volta che ti porge lo stesso libro con lo sguardo di chi non accetta un no, prova a viverla diversamente: non è pigrizia, è fiducia in qualcosa che già conosce e ama. E in fondo, non è poi così male essere il genitore che sa già come va a finire la storia, ma continua a leggerla come fosse la prima volta.