Ogni tanto mi arriva la stessa domanda, in mille varianti: “Quanti libri dovrei avere per mio figlio? Cinque, dieci, venti?”. La cerco anch’io, quella cifra magica, ogni volta che scrivo di libri per bambini. E ogni volta arrivo alla stessa conclusione, forse un po’ scomoda per chi si aspettava un numero: quello che conta non è quanti libri hai in casa, ma come vengono vissuti quelli che hai.
Il mito della libreria piena
C’è un’idea diffusa, spesso alimentata dal marketing più che dalla pedagogia, secondo cui più libri equivalgono a più stimoli, e più stimoli equivalgono a uno sviluppo migliore. Ma un bambino di uno o due anni non ha la capacità né il bisogno di esplorare venti storie diverse in una settimana. Ha bisogno del contrario: di tornare più volte sulle stesse poche storie, di conoscerle a memoria, di anticiparne le pagine. Una libreria enorme, paradossalmente, rischia solo di disperdere quell’attenzione che invece va nutrita nella ripetizione.

Meno libri, letti meglio
Se dovessi dare un numero, direi che tra i cinque e i dieci libri, ruotati con calma nel corso dei mesi, sono più che sufficienti nel primo anno o due di vita. Quello che fa davvero la differenza non è la quantità sullo scaffale, ma la qualità del momento in cui vengono letti: quanto sei presente, quanto segui i suoi tempi, quanto trasformi quella lettura in un momento di scambio vero e non in un’attività da spuntare nella lista della giornata. Un unico libro, letto con attenzione vera cento volte, costruisce più linguaggio e più sicurezza di venti libri sfogliati distrattamente una volta sola.
La mia vera risposta
Quindi no, non serve rincorrere lo scaffale perfetto, né sentirsi in colpa se in casa ci sono solo tre o quattro libri che ormai conoscete a memoria. Se quei pochi libri sono diventati un rituale atteso, un momento di vicinanza, un pretesto per stare vicini ogni sera, hai già tutto quello che serve. Il resto, semmai, arriverà con calma, un libro alla volta, quando sarà davvero il momento di ampliare.